Un’occasione, cioè, per fare un bilancio consuntivo.

Saro Parisi

Le albe cupe di quei lontani giorni di quarant’anni fa erano sinistramente illuminate dai bagliori di “guerra” del movimento sessantottesco, quando la violenza della contestazione giovanile contro lo Stato “borghese” evocava angosciante paura di Stanislav J. Lec che nella sua terra oppressa dal tiranno non ogni notte finisse con l’alba.

E tuttavia, poiché la speranza è l’ultima a morire, i nostri “patres”  fondatori concepirono, con illuminato ottimismo, la nascita del nostro Club, che la tenacia combattiva di Umberto Andaloro è riuscita a portare a compimento nonostante le difficoltà burocratiche che si sono dovute superare. E’ stata dunque una decisione coraggiosa, un autentico atto di fede, quasi una sfida al limite della temerarietà e dell’utopia in quei tempi di acute tensioni sociali e di profonde crisi culturali, proprie di un clima di vigilia di apocalisse. Pertanto la celebrazione del quarantesimo anniversario della fondazione del nostro Club non deve costituire una retorica liturgica commemorativa, ma una occasione per riflettere sui valori che stanno alla base della filosofia rotariana e per verificare, quindi, se la nostra appartenenza è stata sempre coerentemente assistita dal doveroso rispetto di quei valori. Una occasione , cioè, per fare un bilancio consuntivo delle nostre attività, delle risposte che siamo stati capaci di dare alle nuove esigenze sociali e dell’umanità afflitta da delle sacche di povertà, di fame, di malattie, di odi, di guerre, che non possono lasciarci indifferenti perché l’umanità è una e una sola e quindi o si cresce tutti insieme o non si cresce. I tempi che viviamo sono stati segnati da profonde trasformazioni epocali, da ritmi di sviluppo e di progressi tecnico-scientifici straordinari. Siamo stati spettatori di eventi impensabili, abbiamo visti il piede dell’uomo posarsi sulla luna, è stata prolungata e migliorata la vita grazie ai nuovi ritrovati della scienza medica e alla tecnica dei trapianti di organi, ma purtroppo l’egoismo e l’istinto di sopraffazione rendono ancora oggi l’uomo “homini lupus” , come affermava Hobbes riprendendo la teoria che era stata anticipata  da Plauto ed avvelenano la vita e generano incommensurabili sciagure alla società umana. Scriveva Massimo Gor’kij ad un suo amico in occasione della catastrofe che si abbattè su Messina nel dicembre del 1908: “ speriamo che verranno giorni quando gli uomini del mondo intero saranno uniti in una sola famiglia, si sentiranno fratelli e capiranno la verità che il nemico dell’uomo non è un altro uomo, fratello suo, ma le forze nemiche della natura che dobbiamo lottare e vincere “. Ed è proprio in quest’ottica che si attiva la vocazione del Rotary internazionale di favorire e promuovere l’amicizia e la pace tra tutti i popoli del mondo, propedeuticamente propiziate dalle amichevoli relazioni che si sviluppano tra i Soci e si fanno premessa di una più consapevole determinatezza a servire l’interesse generale.  A tale riguardo è significativo e pertinente il ricordo della fatidica stretta di mano, avvenuta al Congresso di Taormina del 1974, tra un rotariano egiziano e un rotariano israeliano, mentre era in corso un conflitto tra i due Paesi. Ciò che non avevano saputo fare le diplomazie dei loro Governi lo fece il cuore caldo e amico dell’allora Governatore del 190° Distretto, l’indimenticabile Domenico Bottari. Anche la campagna di vaccinazione dei bambini di tutto il mondo contro “ polio “ oggi quasi debellata totalmente,  è sorretta da palpiti di solidarietà umana che ci fa sentire ontologicamente legati ad ogni altro uomo; e testimonia l’impegno altamente filantropico del Rotary International, nella convinzione che non ci può essere pace nel mondo quando c’è ancora che soffre. La nostra vocazione di servizio non può dunque essere circoscritta e limitata dentro assurdi steccati razziali e di geopolitica, ma deve proiettarsi al di là della siepe, verso orizzonti lontani da cui arrivano inquietanti segnali di gravi emergenze sociali nei cui confronti non possiamo rimanere insensibili. Altrimenti non avrebbe senso la nostra presenza nel Rotary perché il “servizio rotariano “ è essenzialmente proteso alla promozione di un patrimonio morale fondato sui valori di amicizia e di pace tra di noi e al di là di noi, con ogni essere umano per crescere insieme. Su questa frontiera non ci può essere spazio per astensioni, disimpegni o assurde e ottuse impostazioni, ma neppure per vanitose ambizioni di potere e di successo personale. Al legittimo orgoglio di far parte di questa benemerita e meravigliosa Istituzione deve allora corrispondere la nostra convinta e assoluta osservanza di quei valori morali che hanno ispirato i nostri padri fondatori e che abbiamo il preciso e ineludibile dovere di non tradire.

Articolo di Rosario Parisi.

Liberamente tratto dall’edizione speciale del bollettino per il 40° anno del Rotary Club di Sant’Agata di Militello.